I piedi e la mente

I piedi e la mente

I Piedi e la mente

Oltre ad una funzione di supporto i piedi possono essere un mezzo per comunicare ed esprimere la propria emotività. Si usa spesso l’espressione “mantenere i piedi per terra”, appunto perché questi ci aiutano a mantenere una porta aperta sulla realtà, contattarla e a volte  nostro malgrado adattarci ad essa. La sensibilità dei piedi che riescono a “sentire” anche un minuscolo granello di sabbia ci riporta alla sensibilità dell’animo. La struttura del piede da punto di vista biomeccanico permette la duplice funzione di stabilità/sostegno e mobilità/ spinta, la stessa ambivalenza funzionale la si trova anche sotto l’aspetto psi-comportamentale dove la stabilità emotiva, il radicarsi al presente si alterna con la spinta verso nuovi orizzonti mentali o l’esplorazione di sentimenti poco o mai manifestati, insomma il carrefour (intersezione) tra realtà e sogno. Questo puo’ farci notare come il disagio possa essere la causa di frequenti distorsioni che sembrano non avere cause ma che invece possono riflettere una difficoltà di decidere e/o dell’essere combattuti tra il fare o non fare/avanzare, attendere/fuggire o restare. Questa mancanza di coerenza tra il corpo (i piedi) che tenta di andare oltre ed il cervello (sempre più razionale) può frenarne il moto e puo’ essere la causa quindi di disagi ai danni delle articolazioni podaliche, ma anche ai muscoli che ne gestiscono il movimento. Preferisco parlare del piede come sostegno del sistema corpo-mente che, oltre a carichi ponderali, sostiene anche quelli della mente appesantiti da tensioni, paure ed ansie. Guardare i piedi quindi può essere una buona occasione per guardare uno i tanti specchi della mente. Si dice che le parole possono trarre in inganno ma il corpo non mente.  

i piedi e la mente

I piedi che si nascondono l’un l’altro o che si rivolgono all’interno nella mia pratica lavorativa spesso si associano a tensioni muscolo-legamentose tra gli arti inferiori ed il bacino vittime a loro volta di una regione lombare poco mobile, a questo si associano tensioni e disturbi di funzionamento della sfera genito urinaria. Dal punto di vista comportamentale possono anche esprimere un senso di chiusura o rifiuto nell’affrontare gli eventi della vita.

Piedi che si trascinano, salvo escludendo le patologie di deficit neurologico, indicano un dissenso nel proseguire in una direzione non desiderata.

Piedi carichi come molle pronte a scattare possono mostrare voglia di sfuggire a qualcuno o a qualcosa di problematico, ed alla lunga questo atteggiamento può portare a traumi soprattutto nelle giunzioni muscolo-tendinee.

I piedi piatti oggi sono sempre più frequenti e spesso a causa della mancanza di movimenti già dalla prima infanzia, complice l’eccessivo sostegno ed aiuto dei genitori al bambino che può inibire l’esplorazione delle diverse tappe evolutive. Queste, fondamentali se pensiamo alla fase dello strisciare dove la spinta dei piedi costruisce la muscolatura plantare ed interagisce con l’altro superiore preparando cosi il passaggio alla posizione a carponi. Dal punto di vista biomeccanico potremmo pensare che forse il peso del tronco è ripartito in maniera errata costringendo le volte plantari a cedere. Questo può essere valido per alcuni casi. Come è possibile che nella mia esperienza mi ritrovo spesso a lavorare piedi perfetti di persone in evidente sovrappeso? O al contrario, trovare delle volte plantari cedute a persone esili o addirittura nei bambini? Rinchiudersi nella solita tesi della genetica e della maledetta familiarità non penso sia la strada che ci possa portare alla ricerca della causa. La curiosità che stimola tale ricerca va rivolta, secondo il mio parere, allo sviluppo motorio del bambino, del come e quando questo viene “vissuto”.  Dal punto di vista psico-emotivo le volte plantari così distese  fanno pensare ad un’eccessivo radicamento alla realtà che a volte può essere comunque visto come una paura verso l’ignoto, il nuovo, il non conscio. Ecco allora che di fronte alla paura e all’incertezza si preferisce restare ben solidi nello spazio vitale che si è costruito, onde evitare piacevoli o spiacevoli “sorprese”.

 

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Cristian Nicastro Osteopata DO Posturologo Salerno

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