La Pubalgia

La Pubalgia

La pubalgia

La pubalgia è un fenomeno patologico molto attuale, diffusissima negli sport di squadra come il calcio, il rugby ed il tennis. Questa patologia è probabilmente sempre esistita, prima però si risolveva naturalmente con il riposo. Oggi la soluzione naturale è difficile, causa l’esasperazione dei calendari e degli impegni sportivi anche nei settori giovanili.

Vediamo di cosa si tratta

La pubalgia indica una serie di sintomi infiammatori a livello del pube, spesso con irradiazioni a livello degli addominali e verso gli adduttori. La sola diagnosi (che alcune volte è campata in aria) non basta a chiarirne la causa cosa che per noi osteopati è basilare.
Nel caso di una pubalgia traumatica la causa è più facile da individuare mentre in quella cronica le cause possono essere diverse e concorrere insieme o intercambiarsi nel corso dell’evoluzione dei sintomi.
A livello anatomico il pube comprende tre parti. La branca orizzontale, la branca discendente e la lamina quadrilatera.

Queste tre parti vengono rinforzate anteriormente dal legamento anteriore, all’indietro dal legamento posteriore, al di sopra dal legamento superiore ed al di sotto dal legamento inferiore.

La zona del pube quindi risulta abbastanza stabile, questo perché deve assolvere alla funzione di ammortizzazione nell’appoggio dell’arto inferiore al suolo.

Ricordiamo che quando l’arto inferiore poggia al suolo, si creano delle forze ascendenti che viaggiano verso il tronco generando adattamenti posturali. I legamenti pubici quindi proteggono e gestiscono i movimenti delle branche pubiche soprattutto anteriormente ma di riflesso anche posteriormente verso articolazioni sacro iliache.
Il rinforzo dei legamenti è assicurato dalle giunzioni tendinee dei retti dell’addome, dai tendini degli adduttori e dalle giunzioni tendinee degli obliqui dell’addome.
Pertanto il pube non è assolutamente una zona di debolezza muscolare e tendinea!

La fisiologia di base ci spiega che il pube in posizione statica riceve e se possibile assorbe l’azione di forze discendenti, queste dalla colonna vertebrale si scaricano sul bacino. Le forze ascendenti invece, a partire dall’appoggio dei piedi risalgono lungo gli arti inferiori fino al pube attraverso le articolazioni coxofemorali.
Il pube in fase dinamica (nel cammino o la corsa) quando il piede poggia al suolo crea delle forze ascendenti, queste posteriorizzeranno l’ala iliaca omolaterale e quindi la branca pubica si scivolerà verso l’alto.
Il piede che rimane in sospensione momentanea, costringe l’ala iliaca ad anteriorizzarsi e la branca pubica corrispondente ad abbassarsi. Quindi l’articolazione del pube registrerà lo spostamento alternato delle due branche pubiche verso l’alto (arto in appoggio) e verso il basso (arto in fase di sospensione)
Durante i movimenti di apertura dell’arto inferiore (es. per fermare la palla usando la parte interna del piede) la branca pubica seguendo l’iliaco omolaterale si apre stirando i legamenti che l’uniscono alla branca corrispondente.

Immaginiamo quindi il pube come un portone formato da due ante che possono aprirsi anche autonomamente.

Come per l’apertura anche la chiusura o rotazione interna del femore produrrà un adattamento in chiusura tanto dell’osso iliaco quanto della branca pubica interessata. Visto che però le articolazioni in generale si muovono sempre in combinazione nei diversi piani di movimento, potremmo constatare che durante il cammino o la corsa l’arto inferiore in appoggio produce chiusura dell’anca+posteriorizzazione iliaca+risalita della branca pubica. L’arto in sospensione compenserà con un’apertura dell’anca+anteriorizzazione iliaca+abbassamento della branca pubica.
Gli adattamenti delle ossa pubiche su tre piani di movimento sono necessari per il corretto passaggio delle forze ascendenti e discendenti. Se uno di questi movimenti adattativi risulta ridotto o vi è un’eccessivo affaticamento muscolo-legamentoso, potremmo assistere alla comparsa della pubalgia.

La riduzione di mobilità spesso dipende da un eccessivo tono e grado di tensione dei muscoli che si attaccano alla zona pubica.

Quindi le ipertonie degli addominali (retto anteriore+++) degli adduttori e degli ileo-psoas.

La pubalgia traumatica

Lo dice già la parola, si manifesta in seguito ad un trauma della sinfisi pubica. Un salto con atterraggio mantenendo l’arto inferiore teso, questo farà slittare eccessivamente una branca pubica verso l’alto con stiramento dei legamenti di congiunzione. Un movimento di contrasto sull’arto inferiore può produrre un eccessiva rotazione esterna e quindi un’apertura abnorme della branca pubica orizzontale, da qui un riflesso di difesa degli adduttori, da qui una perdita di mobilità adattativa. Ad ogni modo i calciatori ed i rugbisti sono gli sportivi più a rischio, questo per la presenza di rapporti di contatto, contrasto ed opposizione.
I carichi di lavoro, l’eccessivo impegno muscolare, la combinazione di movimenti in regime di rapidità e reattività, possono con il tempo facilitare la comparsa dei sintomi.

La pubalgia cronica

Nella pubalgia cronica il pube non è in nessun modo la causa del dolore, ma è la vittima.

Ogni trattamento quindi di natura sintomatica sarà effimero e non sufficiente a risolvere il problema che… Sarà da cercare a monte.
Abbiamo già visto che la zona del pube non è debole, questo grazie ai suoi potenti legamenti ed i muscoli che garantiscono movimento e stabilità. Le fibre dei grandi gruppi muscolari tra cui i retti dell’addome, gli adduttori, gli obliqui dell’addome si intrecciano davanti al pube nella costituzione di catene muscolari crociate del tronco e degli arti inferiori.

Da qui si può dedurre che un piano riabilitativo che prevede la tonificazione o rinforzo di questi muscoli sarà inutile o addirittura dannoso, soprattutto se iniziato nella fase acuta.

Il rischio più evidente è quello di cronicizzare ancora di più il problema.

Se riflettiamo un’attimo la maggior parte se non tutti gli atleti che hanno sofferto o soffrono di pubalgia hanno una muscolatura abbastanza tonica, in primis quella addominale quindi si evince che la tonificazione addominale eccessiva può incorrere tra le cause di una pubalgia, questo per effetto delle forze di tensione che i grandi retti dell’addome svolgono sulle branche pubiche.
Anche i ballerini sottopongono il bacino e quindi il pube a movimenti molto ampi, eppure sembra che non soffrano di pubalgia.
Questi a differenza di rugbisti, calciatori, tennisti etc., lavorano molto sulla scioltezza muscolare e soprattutto sull’esecuzione di movimenti molto variegati cosi da non usare sempre le stesse linee di forza, fattore che preserva dall’accumulo di retrazioni muscolo-fasciali.
Secondo numerosi esperti in campo osteopatico e posturale tra cui Leopold Busquet e Philippe Souchard, la responsabilità della pubalgia va ricercata nella tensione associata degli ischio crurali in combina con gli addominali. Entrambi i muscoli lavorando in sinergia, danno vita ad un rapporto di antagonismo  agli adduttori.

A rafforzare le truppe dei retti dell’addome, ci sono anche gli ischio crurali. Questi svolgono insieme un’azione di retroversione del bacino.

Il risultato di questa guerra sarà l’infiammazione o meglio la pubalgia.

Del resto durante i test clinici negli sportivi sopracitati si evidenziano forti restrizioni muscolari a carico degli ischio-crurali, degli ileo-psoas, degli adduttori ed un ipertono dei retti dell’addome.

Il trattamento?

Il trattamento prescinde da una corretta diagnosi che oltre ad indagini strumentali dovrà tenere conto dell’anamnesi e dei test di movimento passivo ed attivo oltre che dell’osservazione posturale.
L’osteopatia e la posturologia (Mézières) possono essere di grande aiuto, bisogna sottoporsi a sedute manipolative per correggere le disfunzioni di posizione in primis delle ossa pelviche e della colonna vertebrale .

Successivamente si dovrà lavorare sull’allungamento delle catene muscolare posteriore e crociate in maniera globale ed in modo analitico sui singoli muscoli. Notevole importanza rivestirà lo stretching dei muscoli anteriori quali: gli adduttori, gli addominali(retti anteriori ed obliqui), gli ileo-psoas ed il sartorio. Lo stretching analitico sarà applicato anche ai muscoli posteriori quali: ischio-crurali, piriforme, quadrato dei lombi, erettori del rachide. Il paziente dovrà essere istruito per la corretta esecuzione delle auto-posture da fare a casa.
E’ importante correggere eventuali difetti di movimento e perfezionamento dei gesti sportivi inerenti la propria disciplina.
I farmaci a mio parere dovrebbero essere il rimedio estremo per mantenere basso il livello di infiammazione.
Non dimentichiamo che il dolore condiziona negativamente la postura creando spesso degli adattamenti che potranno scatenare altri problemi altrove.
Il riposo assoluto può essere nefasto sia in termini psicologici che fisici, un pò di movimento fa sempre bene. Bisogna optare per un’attività dolce come il cammino, il nuoto o la canoa.

Ma attenzione, non esistono regole fisse quindi si può provare con qualche disciplina sportivo-motoria e se il sintomo non si ripresenta allora si potrà continuare.

L’omeopatia velocizzerà ancora di più la fase di recupero migliorando il “terreno” biologico della persona che “ospita” la patologia.

Soltanto dopo che il sintomo sarà scomparso si potrà di nuovo riprendere un lavoro di attivazione muscolare soprattutto in modalità isometrica in quanto aumenta la l’irrorazione dei muscoli velocizzando la fase di rinnovamento cellulare.

Ricordiamo che i protocolli non sono validi ed applicabili a tutte le pubalgie, siamo l’uno diverso dall’altro anche quando si tratta di patologie.

Il piano di lavoro dovrà essere sempre personalizzato rispettando le caratteristiche cliniche, morfologiche, funzionali, lo stile di vita, l’attività sportiva svolta e le motivazioni personali.

Meglio la prevenzione

Il detto “meglio prevenire che curare non sbaglia mai”.
Gli atleti/sportivi delle diverse discipline (tennis, calcio, rugby) che soffrono di pubalgia hanno in comune gli stessi fattori scatenanti., la retrazione di alcune catene muscolari.
Questa patologia, molto spesso, non è altro che la conseguenza di una mancanza di attenzione verso un corretto utilizzo dell’apparato muscolo-tendineo.

Purtroppo, il tempo dedicato alle esercitazioni per lo sviluppo della forza e della potenza, non vengono sempre seguite da un altrettanto importante lavoro di allungamento muscolare.
Da qui si evince che la pubalgia può essere prevenuta e prevista, anche molti anni prima che possa manifestarsi.
Questo tramite un’attenta analisi posturale visiva, clinica e strumentale che valuti la presenza di accorciamenti e disfunzioni a carico del sistema osteo-mio-fasciale.

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