L’intestino

L’intestino

L’INTESTINO

LETTURA IN CHIAVE OSTEOPATICA 

 

L’osteopata, in quanto operatore della salute e del benessere, si trova spesso ad affrontare problematiche che rivelano sofferenze di natura psicologica e comportamentale. Pur restando fedele al proprio ambito lavorativo dovrà discernere le cause di natura somatica da quelle di natura psicologica, cosi da consigliare e indirizzare il paziente verso un percorso di tipo psicoterapico.
L’intestino è il terreno ideale per le somatizzazioni del sistema corpo.

E’ l’organo più lungo del nostro corpo (quasi 8 metri).
Il suo compito è quello di continuare il lavoro iniziato dallo stomaco assorbendo i grassi e le sostanze nutritive (vitamine e Sali minerali) ed elimina tutto ciò che nono serve tramite le feci.
Queste funzioni vengono svolte attraverso il movimento.
L’intestino è un’orchestra di contrazioni e rilasciamenti, che consentono al chimo, di attraversare i ripiegamenti e quindi permettere ai villi di analizzare ed assimilare i nutrienti che vi transitano. E’ importante ricordare che l’intestino per funzionare bene ha bisogno che il fegato ed il pancreas siano in buona salute.
E’ percorso da cento milioni di neuroni ed è connesso al cervello tramite il nervo vago.
Dal punto di vista osteopatico è importante conoscere il percorso di questo nervo nei diversi distretti che attraversa. Il distretto cranico, toracico ed addominale.
Pensiamo ad un nervo come un cavo che trasporta corrente elettrica. Il cavo dovrà attraversare diversi restringimenti( forami, muscoli, anse, membrane) per portare le informazioni da e verso la centralina, cioè il cervello. Questo spiega l’importanza di un buon lavoro manipolativo e fasciale al fine di mantenere una pervietà del vago. Le zone di probabile restrizione possono essere il forame giugulare a livello della base del cranio, nella discesa del torace tra i polmoni e la trachea e attraverso il diaframma a livello dello iato esofageo. Il vago non innerva solo l’intestino ma la maggior parte degli organi addominali. Il suo sistema è abbastanza complesso, con numerosi organi bersaglio, tanti passaggi obbligati e molti ostacoli.
Quindi pensare che una disfunzione osteopatica a livello del forame giugulare, del tratto cervicale, lungo il passaggio toracico e nello stretto esofageo possa avere ripercussioni sul nostro intestino non è affatto raro.
Riassumendo possiamo dire che il nervo vago connette l’intestino al cervello e possiamo anche affermare che quando l’intestino è sottoposto a stress di natura alimentare il nervo vago trasporterà le informazioni di questo disagio verso il cervello.
Ma se l’intestino è messo in difficoltà questo può alterare lo stato psico-emotivo di una persona?? Può alterare il comportamento anche di coloro vivono insieme alla stessa persona? La risposta è si e la conferma ci viene data da numerosi studi scientifici.
Un team di ricercatori irlandesi ha un test di “sopravvivenza”. I topi sono stati divisi in due gruppi, ad un gruppo è stato somministrato un batterio noto per essere un toccasana per l’intestino (lactobacillus rhamnosus jb -1) mentre all’altro gruppo di topi nulla. I topi sono stati immersi in un contenitore d’acqua e sottoposti all’esperimento del nuoto forzato. I topi non toccando il fondo del contenitore dovevano nuotare muovendo le zampe fino ad arrivare in salvo al bordo del contenitore.
I topi a cui era stato somministrato il batterio jb -1 non solo nuotavano più a lungo e con maggiore intensità, ma a seguito di prelievo, nel loro sangue era stato riscontrato un bassissimo livello di ormoni dello stress.
Se però allo stesso gruppo di topi avvantaggiati da batterio veniva reciso il nervo vago allora le differenze si azzeravano.

Pertanto il nervo vago rappresenta la “strada”, il collegamento attraverso il quale l’intestino manifesta le sue sofferenze attraverso un adattamento comportamentale e psicologico attuato dal cervello.
In campo medico la stimolazione elettrica o farmacologia del nervo vago è utilizzata peer trattare disturbi quali la depressione, l’epilessia, il dolore cronico e numero se patologie infiammatorie ed autoimmuni.
Ma se ogni difficoltà che l’alimentazione può creare a livello intestinale modifica il nostro umore allora siamo rovinati!!???
Per fortuna non è cosi, perché c’è una stazione di raccolta e smistamento dati, il talamo.
Al talamo arrivano le informazione trasportate dal nervo vago e qui si deciderà se sarà necessario metterne al corrente il cervello con i successivi adattamenti psico-emotivi. In alternativa le informazioni saranno gestite “in loco” direttamente dal sistema nervoso enterico.
Chi soffre di colon irritabile ha un pessimo rapporto con il proprio intestino e vista la cronicità, gli adattamenti sul piano psico-emotivo saranno inevitabili e con il tempo difficili da modificare.
Spesso chi soffre di problematiche intestinali croniche è nervoso, irascibile, a volte inavvicinabile.

La “persona intestino” di J.P.Barral

Secondo Il famoso osteopata francese J. P. Barral ogni essere umano tende a somatizzare su di un organo specifico le difficoltà emotive o comportamentali. Questo al punto tale da identificarsi con l’organo stesso. Barral battezza la “persona Intestino”, le cui caratteristiche sono un forte bisogno di sicurezza e di protezione per se e per gli altri e cita l’esempio della madre iperprotettiva. Sempre fin troppo attenta affinchè non accada nulla ai suoi figli. Il risultato sarà un carico di tensione e di ansia che costringe il sistema nervoso ed i suoi sensi ad un lavoro estenuante. Poi molto spesso anche il marito rientra tra le fasce da proteggere acquisendone la maternità ”sul campo”. Sempre secondo Barral la “persona intestino” si riconosce dall’esigenza di parlare fino a diventare logorroica. E‘ estremamente meticolosa nelle faccende di casa quindi molto attiva ed ordinata. Se le si affida un compito, di qualsiasi natura questa lo assolverà in pieno. Si distingue per la generosità, da questa trae conforto e protezione.
La “persona intestino” ha una tendenza all’ipocondria , basta un piccolo malessere per sospettare di avere una patologia. Questa nasce dalla paura di non essere più in grado di proteggersi e proteggere, ma anche per attirare l’attenzione verso di se.

 

La meravigliosa Serotonina

La serotonina (ormone del benessere) viene secreta nell’intestino quando il suo contenuto scivola stimolando delle cellule dette Enterocromoaffini, da qui si attivano le terminazioni sensoriali del vago.
Il rilascio della serotonina viene facilitato anche dall’assunzione di un amminoacido, il triptofano.
Una carenza di quest’ultimo abbassa i livelli di serotonina nel cervello, aumentandone l’attività eccitatoria celebrale. Gli stati depressivi o ansiogeni immotivati potrebbero essere anche il risultato di questo squilibrio nutrizionale.
Le cellule che contengono serotonina sono collegate sia al sistema nervoso enterico che al sistema nervoso centrale.

Quando l’intestino è debilitato a causa di virus, dall’assunzione immotivata di antibiotici, a causa di un’alimentazione carente o scorretta si riduce la produzione di serotonina e così si altera lo stato emotivo di una persona.

In ambito Osteopatico cosa si può fare?

In osteopatia i visceri sono considerati allo stesso modo delle articolazioni.

Questi per funzionare correttamente dovranno mantenere la giusta mobilità.

Essi sono soggetti ad una mobilità indotta dal movimento di discesa e risalita del diaframma. Questo nella fase inspiratoria si appoggia sui visceri manipolandoli e spostandoli all’interno dell’addome. Nella fase espiratoria invece il diaframma risale ed aiuta i visceri a ritornare nella posizione neutra…più o meno.
Ciò è possibile grazie al fatto che i visceri sono rivestiti e lubrificati dal liquido sieroso, che ne permette lo scivolamento gli uni sugli altri.
I visceri sono dotati anche di una mobilità intrinseca che permette loro di mantenere mobilità e quindi vascolarizzazione e rigenerazione cellulare necessari al funzionamento ed alla sopravvivenza.
Il dinamismo dei visceri è fondamentale per mantenere un funzionale processo digestivo, assimilativo ed un buon drenaggio linfatico. A volte può crearsi un’aderenza tra le tuniche sierose che a seguito di un’infiammazione( allergie alimentari, farmaci, infezioni) possono diventare meno lubrificate o meglio secche.
I visceri sono sospesi alle strutture ossee( colonna vertebrale e costole), a volte sono all’origine di algie che si riferiscono alla colonna vertebrale nella stazione eretta. La spiegazione è di natura meccanica.
Infatti la trazione dei visceri obbligherà le curve vertebrali a strutturare modifiche ed adattamenti, questo a patto che si rispettino le leggi del non dolore, del minimo sforzo e del mantenimento dei processi omeostatici.
Come accennato in precedenza i visceri e la colonna vertebrale si sostengono a vicenda quindi l’osteopata attraverso manipolazioni ed allungamenti fasciali donerà alla colonna vertebrale la giusta mobilità. Questa sarà necessaria ai fini di una postura eretta, funzionale al sostegno dei visceri.
In effetti nonostante i mezzi di sostegno restando per molto tempo in postura eretta spesso si creano ptosi (discesa)degli organi che alterano le tensioni dei legamenti sospensori degli organi stessi.
Nel caso del quadro colico si assiste alla chiusura degli angoli ed il conseguente rallentamento del transito. Mentre la ptosi del retto genera fenomeni di emorroidi.
Nella stazione eretta poi vi è un naturale rallentamento della circolazione venosa( di ritorno) con conseguenti fenomeni di stasi e quindi fenomeni congestivi a livello degli organi.
Il trattamento manuale dell’intestino in ambito osteopatico è ormai parte della quotidianità di un osteopata. Le motivazioni più comuni sono coliti, dismenorree ed amenoree secondarie, gonfiori, iperpressione sovra prostatica, cistiti, costipazione e disturbi delle vie aeree superiori.
In osteopatia tramite un’accurata diagnosi differenziale si esclude la presenza di malattie sistemiche ed eventuali controindicazioni al trattamento manipolativo, successivamente si valuta la primarietà della disfunzione quindi se questa è di origine vertebrale o viscerale. Quindi si procede al trattamento manuale dove attraverso tecniche fasciali si mira a restituire ai visceri o a parti di essi la corretta mobilità che possono aver perso.
Le tecniche osteopatiche sono utili ad informare a livello propriocettivo i recettori del tessuto connettivale.
Questa informazione viaggia fino alle strutture sottocorticali e corticali del sistema nervoso centrale, dove una volta elaborate, saranno inviate risposte efferenti di natura neurovegetativa, emodinamica, meccanica ed emozionale.

Il risultato sarà una modifica del viscere in disfunzione, quindi di una regolazione del tono e del funzionamento degli sfinteri.

Prendersi cura dell’intestino attraverso il movimento

Quest’organo essendo lungo circa otto metri ha bisogno di spazio intra-addominale e di movimento, proprio e degli altri organi addominali.
A contribuire al movimento dell’intestino è tanto il diaframma quanto il movimento di tutto il corpo con il suo sistema neuro-muscolo-scheletrico. A tal proposito il cammino è un ottimo strumento per promuovere la motilità intestinale, spesso anche per eliminare i gas che questo contiene. La pratica dello yoga o del pilates sono molto indicati per combattere coliti (nervose) e costipazione.
Un regolare utilizzo dello stretching favorisce la distensione delle fasce connettivali e dei legamenti che stabilizzano gli organi.
Queste attività associate ad una corretta dinamica del respiro, permettono al diaframma di massaggiare i visceri potenziandone la mobilità e quindi il funzionamento.

Aiutare l’intestino a tavola

Se entrando in libreria vi capitasse di curiosare nel reparto alimentazione e benessere rischiereste di perdere l’orientamento tale la quantità di libri sull’argomento. Intestino facile, felice, smart, poi “come curarsi” con la dieta del dott.????e ancora ”il metodo per vivere a lungo e mangiare sano” del dott…..etc etc. Insomma ognuno ha una chiave per migliorarci la vita attraverso i consigli alimentari.

E’ bene farsi una cultura sull’argomento ma è altrettanto utile ascoltare la propria “pancia”. Quindi autovalutare se ciò che abbiamo ingerito può essere tollerato, digerito e assimilato dal nostro sistema gastroenterico.

A mio parere vanno osservate in primis le difficoltà digestive, senso di pesantezza o sonno post prandiale, presenza di dermatiti allergiche e pruriti, poi eventuali gonfiori addominali e produzioni di gas. I dolori e spasmi addominali saranno facilmente riconoscibili.
Guardarsi i materiali di scarto, cioè le feci potrà dare ancora più informazioni circa il corretto funzionamento intestinale ed anche la presenza di problemi sistemici.
Il ritmo sonno-veglia alterato potrà essere una via di accesso per indagare la salute della nostra pancia, come pure spossatezza e nervosismi immotivati.
Tutte le informazioni raccolte potranno e dovranno essere traferite al medico di base, questo attraverso le analisi diagnostiche vi aiuterà a capire la presenza e l’origine di eventuali problematiche.
Ad ogni modo ci sono alimenti che favoriscono gonfiori e produzioni di gas, questi sono i legumi che sarebbe meglio mangiarli cotti, masticarli a lungo perché gli enzimi contenuti nella saliva ne migliorano la digeribilità.
In linea generale consiglio di variare quanto più è possibile il tipo di alimentazione, magari anche acquistando lo stesso alimento ma in posti diversi.

Dall’osteopata al medico

Le red flags ed il rinvio al medico

 

L’osteopata a volte dopo aver effettuato una diagnosi osteopatica può decidere di non sottoporre il paziente a nessun tipo di trattamento manuale, questo perché la sintomatologia non ha una chiara origine funzionale. Quindi non è di competenza dell’ osteopata stesso, il quale invierà o consiglierà il consulto di altro specialista. Spesso il primo step è presso il medico di base.

Quali sono allora i sintomi o segni che possono rendere necessario il rinvio al medico/specialista?

I dolori riferiti alla colonna vertebrale dorso-lombare e pelvico associati ai pasti o alleviati dall’ evaquazione, questi possono nascondere una patologia tumorale.

In genere tutti dolori alla colonna vertebrale che non hanno una chiara e coerente corrispondenza con un quadro clinico muscolo-scheletrico.

Dolori simultanei  alla colonna vertebrale ed alla regione addominale.

Dolori appendicolari se questi sono incessanti e ben localizzati nel quadrante inferiore destro, a volte possono irradiarsi all’anca o al testicolo omolaterale ed associati a nausea, vomito,anoressia.

Dolori alla regione addominale associati ad altri sintomi quali diarrea con sangue.

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