La poltrona: dalla comodità alla sedentarietà fino alla malattia.

La poltrona: dalla comodità alla sedentarietà fino alla malattia.

QUELLA POLTRONA DI CASA

Dalla comodità alla sedentarietà fino alla malattia.

Quanti di noi ogni volta che rientriamo stanchi da una giornata di lavoro, non desideriamo nient’altro che tuffarci sulla comoda poltrona di casa. Lascarsi andare all’abbraccio dell’imbottitura, magari stapparsi una birra, accogliere con disponibile ascolto i racconti dei propri cari o lasciarsi tenere vigili dalle immagini della tv. Le gambe allungate diventano un chiaro segnale di resa momentanea, una bandiera bianca alzata davanti ad ulteriori compiti da svolgere.

La poltrona di casa potrebbe raccontare la storia di intere generazioni di famiglie, i loro segreti, i compromessi, le preoccupazioni, ma anche la nascita di nuovi progetti, di idee che si proiettano nel tempo.

Molti scrittori ne hanno fatto un uso sistematico per assecondare il fluire della propria vena creativa, allo stesso modo anche i musicisti blues e jazz adagiati al fresco di un portico, magari dalle parti di New Orleans, davano forma ai loro pensieri attraverso le note di una chitarra.
La poltrona e in genere la seduta comoda è stata ed è ancora usata per dare sollievo anche se momentaneo a quanti soffrono di malattie reumatiche ed articolari, a volte permette a molti anziani di mantenere ancora la loro parziale partecipazione alla vita familiare.

Insomma la poltrona nel corso degli anni si è tanto anastomizzata al nostro corpo quanto alla nostra pensabilità.
La vita in posizione seduta però non è sempre salutare, ancora peggio se il complemento d’arredo che ospita nel nostre natiche è comodamente imbottito.
Le sedie e le poltrone più vendute infatti sono sempre quelle più comode, belle esteticamente e funzionali al nostro modo di vivere o di lavorare seduti.
Negli ultimi 50 anni il nostro desiderio di comodità e piacere fisico hanno stimolato nuove invenzioni che quindi hanno portato al successo numerosi imprenditori.
Allo stesso tempo però alcune di queste innovazioni hanno favorito la pigrizia con il rischio di rendere debilitante ciò che in principio era comodo. Un esempio per rendere digeribile il concetto ci è dato dalle poltrone elettriche.

Un semplice tasto ci aiuta ad alzarci, ci massaggiano, si trasformano in veri e propri letti, tutto questo senza che muoviamo un muscolo!!!

Tutta questa comodità ha un prezzo, poltrona a parte!!!

La mia attività di Osteopata e Posturologo ponendomi a contatto con persone sofferenti alle articolazioni mi mette in condizione di pormi delle domande circa l’utilità delle sedie ultra comode e di certi schienali pseudo-ergonomici. Anche i pazienti spesso mi chiedono se le sedie possono quindi far male alla salute? La mia risposta è si, ma dipende sempre dall’uso che se ne fa. La comodità e l’evoluzione può quindi condurci verso una disevoluzione? Dipende da noi.
Molte innovazioni che ci rendono la vita comoda non sempre recano beneficio alla nostra, ma non per questo significa che dobbiamo buttar via tutto ciò che il progresso ci mette a disposizione.
Il nostro corpo nel corso dei secoli non ha subito troppi cambiamenti pertanto credo non si sia ancora adattato anatomicamente ad una vita “morbida”. La risultante di questo stato di disadattamento porta all’insorgenza di malattie funzionali come quelle cardio-metaboliche.
Daniel Lieberman famoso biologo evoluzionista afferma che siamo ancora dotati di un corpo di cacciatori-raccoglitori che amano grassi ed amidi e che siamo fatti per usare quotidianamente il nostro corpo, per camminare diverse ore al giorno.

Effetti di una postura seduta comoda e prolungata

Lungi dal crearvi disagio se ora siete seduti sulla vostra bella sedia, non è mia intenzione farvi passare il resto dei giorni in piedi o distesi ma solo quello di analizzare come il nostro corpo può modificarsi con un uso improprio di quattro piedi ed un piano d’appoggio.
Iniziamo valutandone il consumo calorico: secondo numerosi studi per ogni ora trascorsa seduti consumiamo circa 20-25 calorie in meno rispetto a quando siamo in piedi.

Questo è spiegato dal fatto che in postura eretta utilizziamo l’energia per raccogliere le informazioni attraverso gli organi di senso per poi attivare i centri di controllo dell’equilibrio ed infine permettere ai muscoli antigravitari di tenerci in piedi e sostenere il peso del corpo.

E’ stimato che chi lavora per 8 ore in piedi consuma in media circa 170 calorie, che equivale più o meno ad una passeggiata di mezz’ora. Se moltiplichiamo in termini di settimane, mesi ed anni allora la differenza sarà importante.

L’atrofia e l’accorciamento muscolare

Stare seduti per diverse ore può determinare una riduzione del normale tono muscolare di diversi gruppi muscolari, questo per rispondere alle leggi naturali del corpo umano dove tutto ciò che non si usa si perde. In base a questo principio la postura seduta porta ad indebolimento dei muscoli lombari e degli erettori del rachide in generale (in misura maggiore se si utilizza lo schienale), i muscoli dell’addome e soprattutto quelli che compongono la cintura stabilizzatrice del tronco (core).
I muscoli delle cosce e delle gambe rimangono in pausa e questo con il tempo facilità l’accorciamento delle fibre muscolari e la perdita di elasticità e deformabilità delle fasce muscolari. L’accorciamento riguarda anche il muscolo ileo-psoas, questo quando si sta seduti si pone già in accorciamento passivo per la chiusura dell’angolo fra le vertebre lombari ed i femori e con il tempo la sua ridotta lunghezza modifica la forma della curva lombare generando compensi a livello delle anche e del bacino .
Il risultato sarà la comparsa di dolori lombari o alle anche nel passaggio dalla posizione seduta a quella eretta.
E’ stato confermato da numerose statistiche che la prolungata e scorretta posizione seduta contribuisce all’insorgenza di uno dei problemi di salute più presente sull’intero pianeta; la lombalgia.
In riferimento alla forma e la disposizione delle curve vertebrali ho potuto constatare attraverso l’osservazione ed i test di mobilità che vi è una progressiva riduzione delle lordosi (conformazione fisiologica delle vertebre lombari e cervicali) ed un aumento delle cifosi (dorso curvo) soprattutto fra i giovanissimi. Questo fenomeno penso che sia da attribuire al sovra-utilizzo delle sedie e soprattutto al tanto tempo che si passa in una posizione seduta magari con il capo chinato verso lo smartphone.

Credo che la postura delle attuali generazioni di giovanissimi stia già mostrando i segni del passaggio evolutivo, condizionato e manipolato dalle comodità della società.

Stare seduti per svago o lavoro può nuocere anche alle articolazioni soprattutto alle ginocchia, queste per loro natura assolvono la doppia funzione di giunti e di ammortizzatori al servizio sia del tronco che degli arti inferiori.
Ginocchia flesse per ore desensibilizzano i recettori articolari che si occupano di trasmettere al cervello la posizione dei capi articolari ma anche il grado di escursione e tensione dei legamenti.
Questi recettori neuro-articolari (organo tendineo di Golgi, corpuscoli di Pacini, corpuscoli di Ruffini e i Fusi neuromuscolari ) se malfunzionanti modificano l’immagine dello schema corporeo modificandone a sua volta i movimenti, questo crea i presupposti per la comparsa tanto di patologie articolari degenerative quanto il rischio di infortuni da traumi distorsivi e muscolari.
Se la sedia o la poltrona sono dotate di braccioli e poggiatesta allora potremmo perdere tono muscolare anche nei distretti superiori del corpo.

La comodità può essere nemica delle ossa

Il progresso e una vita sempre più agevole per il nostro corpo riducono l’attività motoria funzionale (camminare, fare lavori di manutenzione, portare la spesa, salire le scale etc..) riducendo quindi le stimolazioni compressive che aiutano le ossa a mantenersi forti e resistenti.
Nel corso dei secoli allora abbiamo visto nascere e diffondersi sempre di più una malattia nota come Osteoporosi.

Questa come molte patologie funzionali obbedisce alla regola del “se non usi lo perdi”.

Le categorie maggiormente a rischi un tempo erano solo gli anziani, ma visto che la vita “comoda” è sempre più alla “moda” allora notiamo che anche le ossa di cinquantenni iniziano a mostrare segni osteoporotici.

La ridotta attività fisica, l’età, gli ormoni , l’alimentazione e il fumo sembrano essere le cause scatenanti.
Per ridotta attività fisica intendo riduzione di movimento, ritengo infatti che fare la spesa, camminare, badare alle pulizie domestiche, salire le scale, fare lavori di manutenzione, giocare con figli o nipoti e tante altre attività compreso fare sesso rientrano tra la normale dose di attività motoria necessaria a mantenere il proprio corpo in salute. Per capire come la mancanza di movimento possa facilitare l’indebolimento delle ossa dobbiamo capire come è costituito l’osso.
Questo è costituito da due cellule principali: gli osteoblasti e gli osteoclasti. Gli osteoblasti si occupano di costruire tessuto osseo, sono i muratori delle ossa, mentre gli osteoclasti sono i demolitori e raccoglitori delle cellule e degli scarti della fabbricazione.

Sia gli osteoblasti che gli osteoclasti lavorano in sinergia per far si che ci sia sempre il giusto equilibrio tra produzione e demolizione.
Durante la crescita gli osteoblasti sono più attivi. Gli osteoclasti sono molto attivi nella fase adulta quando bisogna portare via del materiale osseo che non serve. Perché non serve? Perché non viene utilizzato, quindi vascolarizzato e pertanto le cellule non sono più attive.
Quando si riducono i movimenti, eseguiti in regime di gravità o di carico le trabecole ossee (i pilastri all’interno dell’osso ) si indeboliscono e globalmente l’attività degli osteoclasti domina su quella degli osteoblasti. L’osso diventerà più sottile e poroso, quindi fragile.

Gli altri fattori che agiscono come inibenti l’attività costruttiva degli osteoblasti sono la carenza di ormoni estrogeni.
Gli estrogeni sono ormoni femminili secreti dalle ovaie ed in misura minima anche dalle ghiandole surrenali, questi sono fondamentali per il trofismo osseo in quanto hanno la capacità di eccitare l’attività costruttiva degli osteoblasti e di inibire quella demolitiva degli osteoclasti.
Il maggior rischio di sviluppare osteoporosi è nelle donne il periodo della menopausa, l’ipofisi infatti in seguito alla cessazione del ciclo mestruale riduce o annulla l’ordine (tramite l’ormone Lh) di produrre estrogeni a livello delle Ovaie.

L’unico modo quindi per rallentare il processo osteoporotico nelle donne è la terapia ormonale sostitutiva.
Gli uomini (fortunati noi) sono meno esposti all’osteoporosi in quanto l’ormone che funge da estrogeno è il testosterone i cui livelli pur abbassandosi nell’età consentono comunque alle ossa di mantenere un certo grado di trofismo.
E’ possibile comunque arrestare o rallentare il processo d’indebolimento osseo attraverso l’attività fisica, infatti uno studio del 2009 ha dimostrato che persone anziane sottoposte ad attività fisica in regime di carico (stazione eretta) o in diverse posture sollevando carichi leggeri sono riuscite ad invertire o bloccare il processo di riduzione di massa ossea. Quindi ritorniamo al punto iniziale; se si abusa delle comodità dimenticando il nostro abito biologico diamo il via a modifiche che il nostro corpo traduce in malattia.

E’ doveroso ricordare che insieme alla poca attività fisica ed al calo di estrogeni anche l’alimentazione può contribuire all’insorgenza di Osteopenia e Osteoporosi.

Alimentazione? In che senso?

Lo scheletro umano ha bisogno del giusto apporto di Calcio, questo una volta introdotto attraverso il cibo ( latticini, crostacei, legumi, broccoli, mandorle e uova)è necessario che la Vitamina D si occupi di assorbirlo a livello intestinale ed attraverso il sistema vascolare portarlo alle ossa.

Quindi i livelli di calcio nel sangue noti come Calcemia dipendono da tre fattori.
Presenza e attività di vitamina A,C e D per l’assorbimento a livello intestinale, l’attività e la secrezione delle Paratiroidi e del Paratormone per la funzione degli Osteoclasti e infine la Calcitonina che stimola l’attività di costruzione ad opera degli Osteoblasti.
Esistono però degli alimenti che inibiscono l’assimilazione del calcio a livello intestinale perché ricchi di acido ossalico (spinaci, pomodori, barbabietole et..) ed acido fitico (grano, orzo, mais, avena) ma anche altre sostanze come la caffeina ed il sodio.
In virtù del fatto che alcuni alimenti possono andare bene per prevenire alcune patologie ed allo stesso tempo favorirne altre il consiglio che posso dare e quello delle nonne: mangiare di gusto un po’ di tutto ed aggiungo rifornirsi diversificando market, mercati o fornitori agricoli. Sarebbe meglio comprare lo stesso prodotto variando il fornitore scegliendo quelli a km zero.

Fumo e Alcool possono rendere le ossa più fragili.
Il fumo contribuisce a rendere il rischio osteoporotico ancora più concreto. Nelle forti fumatrici, la nicotina tende ad anticipare la menopausa di 1-2 anni, e questo anticipa il periodo di perdita di massa ossea e lo allunga; la nicotina, inoltre, interferisce con l’attività degli osteoblasti (le cellule che continuamente ricostruiscono l’osso “vecchio” o danneggiato riassorbito per azione di altre cellule dette osteoclasti). L’alcool in eccesso (un bicchiere di vino ai pasti non fa male!) riduce l’assorbimento intestinale di calcio e inibisce la formazione ossea agendo anch’esso sugli osteoblasti.

Mi riferisco ovviamente agli eccessi!!!!!!

Possiamo quindi asserire che la posizione seduta prolungata (agevolata dalla comodità della seduta), l’assenza o la ridotta attività fisica, uno squilibrio nutrizionale ed un eccesso di fumo ed alcool spalancano le porte all’insorgenza di malattie delle ossa (Osteoporosi).
Se rientrate fra coloro che adottano questo stile di vita allora non prendetevela con la sfiga o peggio con un Dio ingiusto.
Vivere bene è stare bene, stare bene contribuisce a ridurre la spesa sanitaria personale e pubblica.
Secondo il Report Istat, nel 2016 la spesa sanitaria corrente è stata di 149 miliardi e mezzo di euro e ha inciso sul Pil nella misura dell’8,9%
Ogni italiano ha speso, mediamente, in assistenza sanitaria 2.466 euro, registrando un aumento medio annuo, rispetto al 2012, dello 0,7%.
Forse buona parte di questi soldi potrebbero essere destinati alla creazione di spazi sociali dove la collettività potrebbe svolgere attività motoria, artistica e culturale.

Si ma allora che cosa possiamo fare?
Ripensiamo alle molte invenzioni che ci hanno facilitato la vita, ad esempio calzare scarpe comode, stare seduti in poltrona, accendere le lampadine anche se non necessario, dormire su materassi soffici, usare detergenti e saponi anti batterici, i carrelli della spesa, le auto etc..
Ognuna di queste innovazioni sono utilissime ma se usate in maniera inappropriata o prolungata possono essere dannose.
Le auto sono utilissime ma se usate anche per fare 100 mt non solo inquinano di più ma ci impediscono di fare movimento e di risparmiare in termini di carburante. Il carrello della spesa è utile per portare grossi quantitativi di alimenti ed altro, ma se lo utilizzassimo anche per poche cose non ci metterebbe in condizione di portare piccoli pesi, utilissimi alle nostre ossa.
Le scarpe comode possono aiutarci quando abbiamo male ai piedi o dobbiamo fare tanta strada, ma se le usassimo sempre potrebbero non solo rallentare il circolo venoso ma causerebbero anche un indebolimento dei muscoli plantari “rimbambendo” cosi i numerosi recettori per l’equilibrio .
Le lampadine ci consentono di vedere quando fuori c’è il buio, ma se fuori c’è il sole dovremmo usarlo per dare riattivare le capacità visive insite ai nostri occhi. Inoltre la luce solare giova anche al nostro umore.
Quindi usare le comodità solo e soltanto quando questo risulti necessario.
I governi attraverso gli enti dovrebbero informare ed educare i bambini e gli adulti all’attività motoria, al funzionamento del corpo, alla sua cura e quindi indirizzarle alla possibilità di prevenire molte patologie.
Le aziende dovrebbero invitare i propri dipendenti ad uno stile di vita più attivo, a tal proposito sono a conoscenza che qualche azienda nella provincia della mia città si è attrezzata di palestra dove i propri dipendenti possono fare ginnastica nei momenti di pausa. Altre invece sempre negli orari di pausa ospitano lezioni di yoga e pilates. Sono solo mosche bianche ma è comunque un inizio.
Gli spot televisivi, le frasi minacciose scritte sulle confezioni, i manifesti appesi al muro, tutto questo non penso servino a molto, questo perché siamo sempre molto presi da “altro” per fermarci a riflettere sul significato dei messaggi.
I miei figli alle scuole elementari-primarie studiano l’anatomia ed il funzionamento del corpo, sarebbe utile se a questo poi seguissero programmi (scuole medie e superiori) per insegnare agli stessi bambini a prevenire malattie imparando ad usare il progresso e quindi le comodità ad un uso responsabile.
Questo può sembrare difficile da realizzare, soprattutto se pensiamo che le scuole dei nostri figli cadono a pezzi e a volte non hanno nemmeno i requisiti di agibilità.
Ma sperare non costa nulla, come non costa nulla rimettersi in movimento.

Dovremmo rispettare e coltivare un sano, ma non estremo, senso di cura del corpo. Lo stesso rispetto e la stessa cura che un pescatore ha delle proprie reti e della propria barca.

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